E' uscito il World Rank Universities 2007, ovvero la classifica delle 500 università più prestigiose al mondo.
L'Università di Bristol quest'anno si è piazzata al 60esimo posto, migliorando di ben 2 posizioni rispetto all'anno scorso. La settima in UK e la 16esima in Europa.
Bè non c'è che dire ho scelto bene!
Il Karolinska Institutet di Stoccolma, dove ho passato il mio periodo Erasmus, è al 46esimo posto e in Europa all'11esimo.
L'Università di Cagliari dove ho conseguito laurea e specializzazione, mentre l'anno scorso era presente tra le prime 500, quest'anno è scivolata via e non è più presente.
La cosa imbarazzante di questa classifica è che per trovare la prima università italiana bisogna scendere fino alla 102esima (Uni di Milano) e poi le altre a scendere.
Ciò che salta all'occhio è che paesi con popolazione e PIL bassissimo come Svezia, Finlandia, Israele ecc contribuiscono in maniera più incisiva nella ricerca e nella qualità accademica rispetto a paesi che "dovrebbero" essere tra i primi al mondo come l'Italia (paese presente nel G8).
E' motivo d'orgoglio per me (perchè l'amo) farvi notare come la Svezia a fronte di una popolazione di appena 9 milioni di abitanti, un PIL inferiore allo 0.8% possa vantare ben 11 università tra le prime 500 e 4 tra le prime 100. Considerato il fatto che le uni svedesi sono appena 30, praticamente 1/3 dei suoi istituti sono a livelli eccezionali.
Quelle italiane sono circa 86, nemmeno una è tra le prime 100 e solo 20 possono entrare tra le prime 500 in posizioni pessime. Solo 1/4 sono nella classifica per un paese di 58 milioni di abitanti ed un PIL del 3.8%.
Nella classifica siamo 16esimi sorpassati da lillipuziani come Israele, Danimarca, Norvegia e Finlandia.
Rabbrividite.
“Qui all'estero, in queste vite sospese che facciamo senza radici fisse, in un limbo fatto di speranze, ingordigia del futuro e lacrime del passato, le persone vanno e vengono come falene intorno ad una luce la notte. Non sai mai chi entrerà nella tua vita, non sai mai quando se ne andrà dalla tua vita, a volte non sai neppure quanto lui/lei è stato importante per la tua vita se non dopo anni e dopo aver perso i contatti per poterlo/la ringraziare.
Certo è triste ma fa parte del gioco.
Abbiamo scelto di fare questa vita, anteponendo il viaggio alla stanzialità, il cambiamento all'immutabilità, la dinamicità alla fissità, in una parola le ali alle radici."
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